Dalla matita all’inchiostro. Red Tweny: un disegno e cinque domande all’autore.

Nella sezione inerente alle arti figurative di Nefele avrò il piacere di ospitare vari artisti. Dalla pittura all’oreficeria, dalla matita all’inchiostro, il loro contributo pratico sarà accompagnato da considerazioni personali, note autobiografiche o tecniche, oltre che da domande agli autori stessi.

Oggi avrò l’onore di presentare, per l’appunto, un amante dell’inchiostro: Red Tweny. Oltre che un suo disegno, troverete anche cinque domande all’autore.

N.B. Per comodità abbiamo scelto di utilizzare A.R. e R.T., al posto di riportare, a ogni domanda e risposta, i nostri nomi per esteso.


 

A.R: Per iniziare, mi sembra doveroso chiederti da dove nasce la tua sensibilità per il disegno che, come si evince dalle tue opere, è prima di tutto un modo di esprimere.

R.T: La mia sensibilità per il disegno nasce dai… banchi di scuola, dove letteralmente ci disegnavo sopra con la bic durante le noiose lezioni, durante gli anni del liceo. Ecco, nasce proprio da li il tratto della mia penna a china… è un’evoluzione della bic sul banco!

A.R: Che approccio consiglieresti di tenere nei riguardi delle tue opere? Qual è la loro chiave di lettura?

R.T: L’approccio è cercare di vedere tra le mie figure la moderna sofferenza dell’essere umano, intrappolato tra doveri e tentazioni, crisi (economiche) e incertezza del futuro,  tecnologia che imbriglia e istinto di libertà. Poi molte storie sono personali, quindi difficili o insignificanti da spiegare.

A.R: Se potessi avere la possibilità di intraprendere un viaggio di diligenza, di studio, con un artista, chi sceglieresti?

R.T: Con Francis Bacon… naturalmente!

A.R: Come prendono forma i soggetti delle tue opere?

R.T: Prendono forma o da minuscoli bozzetti pasticciati con la matita o ispirandomi (di base) a qualche immagine vista su google in modo molto randomico e casuale… magari ne prendo un pezzetto e poi “esplodo” o deformo con rabbia.

A.R: In conclusione: le tue opere hanno tra di loro un nesso, un continuum, oppure sono intuizioni anonime?

R.T: Il nesso tra di loro è forse quello di creare figure o ritratti che insieme esprimano disagio e distruzione, ma che – se strettamente osservate – rivelino una moltitudine di elementi armonici come spirali, onde e curve tonde e lisce che si alternano a strutture dritte e parallele; un po’ come far vivere insieme il bene con il male, come accade ogni giorno. Questo potrebbe anche aiutare a ricordare il continuo conflitto e il compromesso che gli esseri umani devono vivere durante tutta la loro esistenza, ma anche che si completano.

 


5.jpeg
Lying in the guillotine, inchiostro di china su carta – 50×70

 

Più o meno tutti i miei disegni sono autobiografici.

Premesso ciò, e senza entrare in dettagli personali poco interessanti, in questo disegno trovavo interessante raffigurare i vari stati d’animo caratteristici della condizione umana: la rassegnazione, la fugacità della vita umana, l’imprevedibilità del destino e la capacità di adattamento dell’uomo alle più dure condizioni ambientali.

La lama della ghigliottina sulla quale la figura è stesa dovrebbe rendere l’idea dei fragili equilibri sui quali poggiamo; mentre il mozzo della ghigliottina (sospeso in alto) potrebbe dare il senso del destino che pende su di noi e sul quale poco possiamo fare:
è lì, fermo ma pronto a cadere in qualsiasi momento su di noi impotenti. Nel frattempo l’uomo si adatta e addirittura trova il modo di riposare sopra una lama affilata assai scomoda. L’immagine mi riporta ai moderni reportage televisivi che riprendono immagini scavate di uomini, donne e bambini che emergono dalle macerie di città irachene, sopravvissuti non si sa in quale modo a mesi di distruzione e privazioni assolute. Nonostante tutto la vita procede, ci riposiamo, ci rassegniamo e soffriamo magari mitigando le amarezze con i ricordi di una vita felice e vitale passata forse qualche anno prima: i “bozzi” lungo la schiena della figura richiamano “simboli sessuali” sia maschili che femminili, ricordi e pulsioni vitali probabilmente ancora non spente del tutto e… nonostante tutto.
di Antonietta Di Rosa
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