Sofia Salzillo – Confessioni di un venditore di nasi

Oggi nella sezione “narrativa” di Nefèle abbiamo intenzione di ospitare un’altra autrice proveniente dalle zone del casertano, precisamente da Casal di Principe: Sofia Salzillo. Qui ospiteremo un suo racconto, preceduto da alcune domande a riguardo, in cui cercheremo di scoprire – coi nostri poveri mezzi – da dove possa venire la meraviglia e quanto bene può fare in una zona deprezzata come la nostra, piena di campagne, di pruni e di bufale (quelle vere), ma anche piena di camorra e di oscurità.


 

Tonino (il protagonista del racconto ndr.) è mai andato a scuola? E oggi vende ancora i suoi nasi magici?

È andato a scuola fino al diploma di scuola superiore. Poi ha interrotto gli studi. Certo, vende ancora nasi magici: in giro per l’Italia.

Nel mondo degli incroci, dei semafori, delle stazioni e delle fermate autobus si possono incontrare dei Tonino?

Ogni venditore ambulante è un potenziale Tonino. Ogni Tonino rappresenta il diverso da noi che non vorremmo mai conoscere, avere come vicino di casa, come compaesano. Eppure, se provassimo ad avvicinare ogni Tonino che vediamo in giro il mondo sarebbe un luogo migliore.

Quanto fascino può dare un naso finto ad un mondo che può permettersi un naso rifatto?

Può essere un oggetto apotropaico, quindi portatore di fortuna o sfortuna a seconda dei punti di vista. In alternativa un vezzo per chi della risata a ogni costo fa un mestiere.

Tonino ha una missione, che per sua stessa ammissione, gli è vitale: quella di dare felicità. È davvero un lavoro il suo, o qualcos’altro?

Lo fa e basta, senza porsi tanti problemi. Dare felicità è per lui un modo di stare al mondo. Non è solo lavoro, ma anche la ricerca di leggerezza… quindi un modo “altro” di stare tra gli altri, di convivere in un tempo e in un’epoca che gli sono quasi estranei.

I personaggi che Tonino incontra, nella sua vita, sono quasi dei reietti: gli unici con cui ha potuto relazionarsi, o gli unici in grado di capirlo?

Chi ha perso qualcosa, chi è vittima di una sconfitta pesante, chi appartiene al fallimento ha sempre una storia da raccontare. Tonino cerca quelle persone, portatrici di quelle storie.

Coi politici Tonino non tratta, ma tu vivi a Casal di Principe, e qui non si tratta solo con i politici: cosa farebbe Tonino a Casale?

Probabilmente sarebbe un situazionista, nell’accezione più vera del termine… Cercherebbe di dare colore e luce a un piccolo mondo che non comprende. Con gesti intelligenti, spontanei e portatori di meraviglia. Farebbe volare flotte di piccoli aerei di carta nel cielo, o lancerebbe lampade cinesi dai tetti delle case: qualcosa, insomma, capace di fare alzare le teste della gente verso il cielo. Creando stupore.

Confessioni di un venditore di nasi

Dal diario di un venditore di nasi di gomma rossa, giovedì 9 ottobre: Credo sia corretto cominciare con un verbo, vendere. Penso a questo gesto e mi viene in mente il lavoro che faccio, portare in giro piccole creature magiche; nasi di gomma. Ho fatto lavori pagati meglio di questo, ma vivere pensando agli altri lavori che hai fatto è lo stesso che vivere immaginando di essere un altro; meglio rimanere nei propri abiti e non pensarci. Quando entro nei bar, nei negozi dei commercianti più diversi e nei condomini racconto ai miei potenziali clienti che il mio primo comandamento è: “Non avrò altro naso di gomma all’infuori di questo che ho fra le mani”, poi chiedo loro di ripetere. Qualcuno sorride, altri rimangono senza dire niente. Non mi cruccio mai di questo. Sono stato un po’ depresso in passato, ma ora va meglio, perché ci sono i nasi nella mia vita. Questo che io faccio molti lo chiamano lavoro da ambulante; dentro di me lo chiamo “mostrare creature magiche al mondo e venderle al prossimo con dignità”. Me lo ripeto ogni giorno, come una preghiera, mentre lucido i miei nasi con un panno umido e pulito. I nasi si sentono coccolati e io mi sento felice. A 13 anni, come primo lavoro, ogni pomeriggio andavo a lavare auto in un autolavaggio gestito da uno che tutti nel mio paese chiamavano Franco La Belva, a causa degli attacchi di rabbia che aveva nei confronti di chi provava a dargli torto. Oggi Franco è cardiopatico e vive con una piccola somma che percepisce grazie alla pensione. Non fa molto: sta sempre seduto davanti casa, i figli di alcuni suoi vicini spesso gli fanno compagnia. Di recente mi ha chiamato ringraziandomi, indossa il naso durante le visite dei bambini, che gli sorridono sempre mentre racconta storie. A 18 anni, lasciato il mio paese per qualche anno, sono andato a Torino perché lì abitava una mia zia. Lì, un giorno, rispondendo a un annuncio di lavoro trovato su un giornale, mi hanno chiamato per un colloquio e dopo qualche giorno sono stato assunto come portiere notturno, prima di rimanere di nuovo senza lavoro. Ho un ricordo anomalo di quei giorni, ne parlo spesso ai miei nasi. Racconto loro che in quel periodo di vita torinese, ogni mattina, alla fine del mio turno in Hotel, mi dava il cambio un collega più anziano. Veniva da Napoli e soffriva di forti dolori alla testa. Per non sentire quei dolori beveva tante bottiglie di una cola che vendeva un discount sotto casa sua. Di recente, dopo varie telefonate ho scoperto che non stava più a Torino. Per questo sono andato a trovarlo a casa sua a Napoli e gli ho parlato: “Mimmo se ti compri uno dei miei nasi forse il mal di testa ti passa senza bere quella porcheria.” Lui mi ha guardato, ha fatto un ghigno sulla faccia e poi ha lanciato una risata di quelle che sembrano ululati. Ha risposto dicendo qualcosa come: “Tonino, sto morendo di tumore. Questa schifezza scura, fa passare il mal di testa. Peggio che crepare non può succedermi. Se mi lasci uno dei tuoi nasi di gomma vedrò di tenerlo fra le mie cose personali. Magari quando muoio e mi fanno quella che io chiamo ‘la festa’ qualcuno dei miei figli lo trova e me lo mette nella bara”. Gli ho venduto tre nasi facendogli lo sconto, ma non ho avuto mai più il coraggio di andarlo a trovare. Penso che i miei nasi, dopo quel discorso, si siano offesi sul serio. “Perdonatemi, il lavoro è lavoro”; ho sussurrato verso queste piccole creature di gomma, tirandole via dal borsone con delicatezza. A 25 anni, dopo aver preso il diploma da operatore socio assistenziale, ho lavorato in una casa privata assistendo due anziani per conto dei servizi sociali comunali. Dopo alcuni mesi è scaduto il contratto e non me l’hanno rinnovato. Eppure sono rimasto in buoni rapporti con quegli anziani, ti affezioni di più alle persone quando sai che devono andarsene da questo mondo. Così, di recente sono andato a trovarli: non erano in forma come un tempo. Però, a modo loro, sembravano felici. Gino stava a letto, con la bombola di ossigeno che lo tiene in vita legata alla mascherina che porta sulla bocca, il televisore acceso che passava film western a tutte le ore. A ogni sparatoria sorrideva. Sua moglie Anna era seduta in cucina su una piccola sedia che la reggeva appena, giocava a carte con una badante russa e per ogni scopa fatta esultava. Ho spiegato alla loro badante che anni prima avevo lavorato anche io come assistente degli anziani. Aggiungendo che quel lavoro era utile alla società, prima di dire altre cose da persona per bene che i nasi – telepaticamente – suggerivano alla mia testa. La badante a un certo punto si è commossa, e senza che io le chiedessi niente quando ha scoperto il mio lavoro, ha voluto comprare un paio di nasi di gomma rossa. Prima di darglieli, stringendo fra le mie mani i nasi ho sentito un forte solletico fra le dita. Quei birbanti di gomma se la ridevano per quel mio discorso; trattenendo le risate senza perdere tempo li ho infilati in una bustina e l’ho consegnata alla badante.

Ci penso spesso al nostro primo incontro. Un giorno, mentre andavo in giro con una pila di curriculum stampati su carta, per distribuirli fra negozi e uffici sono finito in un centro commerciale, dove un negozio di giocattoli svendeva un grande sacco trasparente pieno di tubetti di stelle filanti, buste di coriandoli e nasi di gomma da clown. Dopo una lunga trattativa con la cassiera sono riuscito a farmi vendere solo i nasi che stavano nella busta. Da lì il passo per inventarmi questo lavoro è stato davvero breve. Questi nasi, oggi, mi stanno vicini e oltre a comunicare telepaticamente con me sono la mia famiglia. Certe volte, quando loro non vogliono finire nelle mani sbagliate fanno di tutto per convincermi a non abbandonarli. Mi sibilano, sempre nel pensiero, frasi come: “Toninooo non lasciarciiii… Tonino! Tieni le mani a posto! ”. Ieri mi ha telefonato un mio ex compagno di classe che fa il portaborse di un politico. Mi ha chiesto 25 nasi da vendere al suo capo per una festa segreta fra colleghi. Mi è venuto in mente che 25 nasi a cinque euro l’uno (prezzo riservato ai politici) fanno 125euro esatti. Con 125 euro, invece di comprare ben dieci abiti di fattura scadente, ci posso fare ben due completi su misura presso una sarta artigianale. Avanzerebbero anche i soldi per una copertina di lana merinos, con cui coprire questi bei nasi nei giorni di freddo. Con due bei abiti potrei indossarne uno al mattino, quando vado in giro a piedi. L’altro di sera quando mi chiamano come animatore di nasi per le feste di compleanno. La verità è che i politici mi fanno schifo. Quindi penso proprio che terrò i nasi al caldo con me e continuerò a venderli per un euro e cinquanta centesimi ai passanti dal cuore d’oro che incrocio per strada. Quello che agli altri potrebbe sembrare il lavoro più stupido del mondo per me è la bastonata che mi do in testa per svegliarmi al mattino e capacitarmi che devo donare al mondo, in cambio di qualche euro, tanti nasi magici e utili a stare meglio su questo pianeta. Non ho scelto di colpire la mia testa con questa convinzione. I nasi hanno scelto me. Ed io li ascolto e li assecondo sempre. Ora mi fermo qui, le creature mi chiamano: devo togliere i nasi dalla borsa uno dopo l’altro, usando guanti caldi e soffici mentre li ripongo nella grande culla dove riposano la notte. Lo ripeto: sono creature speciali, è meglio trattarli bene, mi aiutano a sbarcare il lunario. Il lavoro è costanza. La costanza porta alla sopravvivenza. I nasi entrano nelle vite degli altri e danno gioia e felicità. Oppure, caso raro ma possibile, rabbia e tristezza. Tutto accade a seconda di chi decide di indossarli. Se un giorno qualcuno di voi trova questo diario con una bustina di nasi allegata, si fermi davanti allo specchio e provi a indossarne uno. Voi ci mettete la faccia, il naso ci mette la sua magia.

Firmato: Tonino il precario, quello che vende i nasi magici.

di Samuele D'Alterio

Sofia Salzillo è nata il 2 Dicembre 1996 ad Aversa (CE). Attualmente vive a Casal di Principe. Non studia, ma lavora in un locale come cameriera e nel tempo libero disegna fumetti. Odia le soap opera, ama i film di fantascienza. Da grande vorrebbe fare la youtubber, con due “b”.
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