Renaissance: un’opera e cinque domande a Paolo De Giosa

Come di consueto, nella sezione inerente alle arti figurative di Nefele il piacere di ospitare artisti di vario genere si accompagna alla considerazione personale, che caratterizza soggettivamente il loro contributo pratico. 
Oggi avrò l’onore di presentare un amante del volto femminile: Paolo De Giosa.
Oltre che una sua opera, troverete anche cinque domande all’autore.

N.B: Per comodità abbiamo scelto di utilizzare A.R. e P.G, al posto di riportare, a ogni domanda e risposta, i nostri nomi per esteso.


A.R: Per iniziare, mi sembra doveroso chiederti da dove nasce la tua sensibilità per la pittura che, come si evince dalle tue opere, è prima di tutto un modo di esprimere.

P.G: Nasce dal desiderio di ridare vita ad antiche pagine polverose, piene di storie e di vite dimenticate. Nella mia ricerca restituisco a mio modo nuova linfa vitale, estrapolando dai testi, volti femminili, onirici, che scrutano chi li guarda.

A.R: Che approccio consiglieresti di tenere nei riguardi delle tue opere? Qual è la loro chiave di lettura?

P.G: Guardare gli occhi delle mie donne, quando entrambi sono presenti e successivamente guardare dentro noi stessi. Il messaggio che cerco di portare, potrebbe già appartenerci.

A.R: Se potessi avere la possibilità di intraprendere un viaggio di diligenza, di studio, con un artista, chi sceglieresti?

P.G: Nicola Samorì.

A.R: Come prendono forma i soggetti delle tue opere?

P.G: Mi ispiro alla mia compagna, a mia figlia, a donne che mi hanno colpito per la profondità dei loro occhi, a donne arabe, alla loro dignità. Ripeto che la loro immagine sulle mie tele o sulle mie pagine, non voglio che sembri vera ma preferisco che sembri viva.

A.R: In conclusione : le tue opere hanno tra di loro un nesso, un continuum, oppure sono intuizioni anonime?

P.G: Le mie opere sono un viaggio, dentro me stesso. Esploro le mie paure, le mie ansietà, rielaboro le sensazioni dei miei viaggi, provo ad assaporarne i gusti e a rievocarne i profumi. Il viaggio è solo all’inizio, quello che mi interessa ora è la ricerca e non prevedo nessuno traguardo. Sono così noiosi gli arrivi.


 

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                                                 E adesso che farò; 2018, 70 x 70cm –                                                          carboncino, olio, gesso bianco su antiche pagine datate 1802, su legno 

di Antonietta Di Rosa

 

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