Chi prova una mappa, trova un poeta? 22 poeti selezionati da Antonio Bux

Caro Mattia,

mi hai chiesto di pensare ad una ipotetica e mia personale mappatura dei poeti italiani contemporanei. Non è mai facile fare di queste scelte, che sono sempre riduttive, in termini numerici, e personalissime. Tuttavia ho pensato di selezionarti undici poeti e undici poetesse in modo da dare un quadro generico ma anche più disparato e specifico, così da sottolineare la diversione che mi è capitata di leggere in poesia nel corso di questi ultimi anni. Undici perché l’undici e i suoi doppi sono numeri iniziatici, dunque spero siano di buon auspicio.

Aggiungo, inoltre, di aver pensato di omettere i poeti già “consacrati” e pubblicati dai grandi editori, così da dare spazio a quei poeti che, seppur validi, sono giocoforza ai margini del grande e medio pubblico editoriale.

Ti scrivo un ultimo appunto generico: in questa lista mancano poeti che stimo molto ma che non ho potuto inserire per puri motivi di spazio e a ragione di quella diversione che ho provato a circoscrivere qui di seguito. Tuttavia sono molti i poeti mancanti e che meritano quantomeno una breve segnalazione. E dunque aggiungo, ai primi e scelti ventidue, altrettanti nomi, equamente divisi tra uomini e donne: Alfredo De Palchi (Paradigma. Tutte le poesie 1947-2005, Mimesis Hebenon, 2006), Andrea Ponso (La casa, Stampa 2009) Isacco Turina (I destini minori, Il Ponte del sale, 2017), Carlo Boassa (Autovita, Longo, 1990), Davide Nota (Il non potere, Sigismundus, 2014), Antonio Camaioni (Dei corvi e delle spighe, Di Felice, 2013), Giuliano Tabacco (La grande mappa, Transeuropa, 2016), Bruno Di Pietro (Impero, Oèdipus, 2017), Beppe Mariano (Il seme di un pensiero, Aragno, 2012), Massimiliano Damaggio (Edifici pericolanti, Dot.com Press, 2017), Dario Bertini (Prove di nuoto nella birra scura, Il foglio clandestino, 2014), Federica D’Amato (Avere trent’anni, Ianieri, 2013) Gabriela Fantato (L’estinzione de lupo, Empiria, 2012), Francesca Dono (Fondamenta per lo Specchio, Progetto cultura 2017), Laura Accerboni (La parte dell’annegato, Nottetempo, 2015),Wanda Marasco (La fatica dello stormo, La Vita Felice, 2013), Carla Saracino (I milioni di luoghi, LietoColle, 2007), Ilaria Seclì (Del pesce e dell’acquario, LietoColle, 2009) Vera D’Atri (Il fortino, Terra d’ulivi, 2016), Giovanna Frene (Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda, Arcipelago Itaca, 2015), Valeria Ferraro (Wasurenamu, Forme libere, 2011), Maria Borio (L’altro limite, LietoColle, 2017); ma ce ne sarebbero molti altri e molte altre a cui non vorrei dare ulteriore torto, e dunque qui mi fermo. (Aggiungo che da queste liste ho volontariamente escluso quei poeti pubblicati per le collane che dirigo – collana Sottotraccia per Marco Saya e L’anello di Mobius per RPlibri).

Per concludere definitivamente, ribadisco che ci sono senz’altro poeti più “blasonati”, a livello editoriale, che seguo da sempre con interesse, ma che qui non includo per le sopra citate ragioni. Tuttavia ci tengo a segnalare la mia stima per poeti come Mario Benedetti (uno dei pochi “maestri” viventi), Cesare Viviani, Bruno Galluccio, Alberto Pellegatta, Nanni Cagnone, Giancarlo Pontiggia, Giampiero Neri, Umberto Piersanti, Fabio Pusterla, Silvia Bre, Antonella Anedda, Andrea De Alberti, Gabriele Frasca, Ivano Ferrari, Milo De Angelis, Franco Loi, Guido Ceronetti, Enrico Testa, Gian Piero Bona, Elio Pecora, Roberto Deidier e Valerio Magrelli su tutti.

Mi preme infine anche segnalare alcuni poeti che ancora non hanno una pubblicazione monografica alle spalle, ma che sono davvero notevoli, come Antonio Lanza, Myra Jara Toledo, Samir Galal Mohamed, Riccardo Benzina e Davide Romagnoli, o due giovanissimi poeti che hanno appena esordito con la stessa casa editrice (Terra d’ulivi), ovvero Francesco Russo e proprio te, caro Mattia Tarantino. Ad entrambi auguro un futuro pieno di soddisfazioni.

Ovviamente all’appello ne mancano moltissimi altri… per non parlare dei poeti passati a miglior vita (ci vorrebbe un mappamondo solo per quelli)… ma le mappe sono fatte per perdersi! Poi forse verrà un tesoro… come si dice, chi prova una mappa, trova un poeta? No?

Ma bando alle ciance! Passo ad elencare, con una breve motivazione e una segnalazione editoriale, i ventidue poeti selezionati per la mia personale mappatura.

Grazie e a presto.

Con tutta la poesia del mondo.

Antonio Bux

 


 

UNDICI POETI SCELTI DA ANTONIO BUX

1) Alessandro Ceni – Parlare chiuso – Tutte le poesie (Puntoacapo, 2012)

Alessandro Ceni, poeta materico quanto visivo, col suo linguaggio invaso da una prosaicità onirica, fa una poesia metafisica che però prende vita dalle cose umili, semplici, quotidiane. E il suo linguaggio, il suo ritmo sono propri della sparizione che ogni poeta dovrebbe avere. La sua è una poesia dal dettato diretto ma dai rimandi profondissimi.

2) Alfonso Guida – L’acqua a cervello è una foglia (LietoColle, 2014)

Alfonso Guida, poeta lucano, è una delle voci più intense della poesia di oggi. La sua prosa poetica, che è scandita spesso in endecasillabi o in settenari o anche in novenari, è saggia e schizofrenica. Alfonso Guida è da leggere perché è fuori dalle sue leggi biografiche, e il suo è un testamento in vita, così sanguigno e geniale ma anche così autentico e antico.

3) Ianus Pravo – Banned (ilmiolibro, 2014)

Ianus Pravo è la maschera sanguinolenta della poesia di questi ultimi anni. È il fantasma per eccellenza, è lo specchio di Narciso che si rovescia e ci mostra i segni della lingua ridotta a balbettio. Amo Ianus Pravo perché non esiste. Di lui ci restano i cocci infranti, quel vetro che è la sua poesia, che a suo tempo ebbi a definire come una “torre sbriciolata di Babele”.

4) Augusto Blotto – I mattini partivi (Aragno, 2013)

Augusto Blotto, ultimo “monstrum” della poesia italiana, con la sua lingua poliformica e polisinfonica, è un trovatore moderno che assembla i linguaggi come un alchimista, ricordando illustri predecessori quali Zanzotto, Ruffato, Emilio Villa e Cacciatore.

5) Massimo Sannelli – Memoriale della lingua italiana (Lotta di Classico, 2017)

Massimo Sannelli è il pinocchio della poesia italiana. Anche se non mente, egli smaschera la truffa poetica mettendosi a nudo, nell’ossimoro di essere, ed è lui il “povero” principe della poesia italiana; una poesia oramai senza piedistallo dove Massimo balla, gioca seriamente ad essere Dio. Un uomo geniale che quando fa poesia diventa finalmente, e per fortuna, un cretino, un clown, un giullare dunque, e mai e poi mai un semplice pagliaccio.

6) Andrea Raos – Le api migratori (Oèdipus, 2007)

Andrea Raos merita una menzione per l’ariosità della sua poesia, che gioca sulle ripetizioni modulari, come anche sul proprio smentirsi, pur essendo attraversata dal vizio della prosa, ma canta la poesia di Raos, canta e stride, e stona, e vola e poi torna rasoterra, sempre con sapienza d’artigiano, sempre con perizia e consapevolezza, tanto metrica quanto esperienziale.

7) Domenico Brancale (L’ossario del sole, Passigli, 2007),

Domenico Brancale  è uno dei pochi poeti incisori. Un vero e proprio artigiano, che fa del cesello estremo la sua peculiarità poetica. Rigoroso nella forma, come anche nella sostanza, la sua poesia ha il merito di essere allo stesso tempo precisa ma viva, contenuta ma dai contenuti intensi e armoniosi, sempre in bilico tra l’oscenità di essere e la necessità di sentire.

8) Giacomo Trinci – Senza altro pensiero (Aragno, 2006)

Uno dei pochi poeti italiani che amo per il suo stile, per l’eleganza lirica dei suoi versi. Un poeta che non disdegna la rima baciata o intrecciata, senza però risultare banale. Anzi, spesso la sua poesia diventa civile, come anche teatrale, estetizzante ma anche altamente etica, proprio per la sua vocazione all’oralità estrema e alla scansione prosodica meticolosa.

9) Roberto Amato – Il disegnatore di alberi (Elliot, 2008)

Di Roberto Amato posso dire semplicemente che lo ritengo un grande poeta proprio perché, come un bambino, fa poesia sognando. Crea l’immagine dal sogno e viceversa. E nei suoi sogni c’è la casa, ci sono le piccole cose che si fanno grandi, ed è proprio per questo suo dilatare la realtà e l’immagine, spesso anche con un’arguzia estrema, che diventa “cosa rara”, esperienza singolare di questa poesia odierna.

10) Gino Scartaghiande – Oggetto e circostanza (Il labirinto, 2016) 

Gino Scartaghiande è un poeta raffinato e diretto, ma sempre elevato, e perciò grande, oltre ad essere uno dei più appartati poeti viventi. La sua poesia, poca quella pubblicata, centellinata, mantiene sempre una peculiarità preponderante e costante: ossia di unire perfettamente armonia stilistica e originalità di contenuti. Indimenticabili e attualissimi i suoi “Sonetti d’amore per King Kong”, pubblicati più di quarant’anni fa, e per fortuna ora rintracciabili nell’opera omnia edita nel 2016.

11) Franz Krauspenhaar (Le belle stagioni, Marco Saya, 2014)

La poesia di Franz è la più contemporanea e vigorosa tra quelle menzionate. Franz è un poeta che scrive col coltello tra i denti, e la sua poesia, totalmente invasa dal dettato prosastico, è carne pura, è un mattone scagliato dritto in faccia. Un poeta che mi ricorda molto chiaramente il mai dimenticato Victor Cavallo.


 

UNDICI POETESSE SCELTE DA ANTONIO BUX

1) Marina Pizzi – Cantico di stasi (Oèdipus, 2016)

La poetessa Marina Pizzi rappresenta per me, con la sua poesia, una specie di “architettura del disastro”, dove al rigore metrico si accosta un dolore quasi pulsante in ogni singolo verso; un’ossessività che fa della Pizzi una poetessa più che originale, anzi direi quasi unica nel panorama contemporaneo.

2) Ida Travi – Tà. Poesia dello spiraglio e della neve (Moretti e Vitali, 2011)

Di Ida Travi mi ha sempre affascinato il rapporto tra orale e corpo, tra testo e veggenza quasi medianica. È l’unica autrice vivente che vedo declamare come in trance i propri versi, senza bisogno di nessun supporto. E la sua ricerca, tanto singolare quanto metafisica, ha prodotto un proprio microcosmo, popolato ad esempio dai Tolki, ossia “I parlanti” (si tratta di un neologismo costruito per slittamento sonoro e di senso dal verbo inglese “to talk”, parlare), ed è dunque una poesia abitata dal linguaggio e dal sogno.

3) Lidia Riviello – Neon 80 (Zona, 2008)

Lidia Riviello, figlia dell’indimenticabile poeta Vito, ha avuto il merito di scrivere un’opera in particolare (Neon 80), che è una sorta di poema epico contemporaneo che per me rappresenta un emblema di una generazione, quella nata tra il finire degli anni ’60, dunque quella che ha vissuto la propria adolescenza negli anni ’80, offrendo una preziosissima opera favolistica, a metà strada tra neoavanguardia e puro modernismo.

4) Cristina Annino – Anatomie in fuga (Donzelli, 2016)

Cristina Annino è una tra le voci più consolidate e originali della poesia femminile contemporanea. Nella sua poesia c’è una concatenazione di possibili realtà che formano un mosaico, una architettura plastica, un movimento a raggiera che coinvolge tutti i sensi; c’è da aggiungere che la poesia della Annino attinge da sempre dalle arti visive e diviene un preciso cesello meta-realistico, un patchwork del linguaggio in continua tensione.

5) Anila Hanxhari – Amore emana (Meta, 2017)

Di Anila Hanxhari, poetessa albanese che vive da moltissimi anni in Italia, stupisce l’eleganza animalesca del verso, la temerarietà linguistica e l’inventiva, oltre che una saggezza così naturale da rendere la sua poesia tanto carnale quanto mistica. Una pure luce eversiva che di sicuro mette e metterà sempre in crisi molta della poesia “autoctona” del nostro Belpaese.

6) Sonia Gentili – Viaggio mentre morivo (Aragno, 2015)

Sonia Gentili è per me una tra le migliori poetesse italiane. Nella sua poesia si mescolano sapientemente lirismo e sentimento alato, così come un linguaggio denso ed una padronanza del reale e del metafisico, entrambi rovesci, in questa poesia, di una stessa medaglia che è la sovversione da se stessi. La poesia della Gentili è dunque una sorta di viaggio, il viaggio di un’esperienza terrena dell’oltre, non verso ma attraverso un aldilà che si fa testimonianza sognante già in vita.

7) Annamaria De Pietro – Rettangoli in cerca di un Pi greco (Marco Saya, 2015)

Annamaria De Pietro è poetessa di misure e di sfide. La sua poesia spesso forma dei vortici concentrici, divenendo a volte una sorta di spartito algebrico, mentre altre volte un dizionario quantico, plasmando geometrie di suono e di senso, ma non solo, provocando anche una sorta di ludus poetico dallo spessore ritmico densissimo.

8) Paola Silvia Dolci – Amiral Bragueton (Italic, 2013)

Paola Silvia Dolci colpisce, come anche la Hanxhari, per la forza animalesca dei suoi versi, dunque per quella naturalezza poetica destinata a pochi. Anche se, in questo caso, rispetto alla poetessa albanese, la Dolci non solo sogna le immagini, e dunque offre uno spettacolo al lettore intimistico, ma fa delle immagini anche occasione onirica, quasi lisergica. Invasa, anzi, invasata da una prosa immaginifica, la sua poesia scorre come una sorta di diario favolistico che diverte e innamora.

9) Evelina De Signoribus – Le notti aspre (Il canneto, 2017)

Evelina, figlia del noto poeta Eugenio, come il padre ha la consapevolezza del gesto poetico, dell’arte retorica, e riesce felicemente a trasmettere la propria anima nello scritto con cadenze felpate, quasi feline. Ed è importante dire che le sue poesie hanno ritmo, e tonalità: seguono la sensazione della solitudine, quella solitudine meditata e profonda, come scrisse bene su di lei Agamben, che Evelina ingloba con la voce solitaria della poesia, dove l’uomo cerca ciò che fu e la parola ciò che fu vero, un tempo, il segno animale di ciò che eravamo e siamo.

10) Anna Cascella Luciani– Tutte le poesie 1973 -2009 (Gaffi, 2011)

Anna Cascella Luciani, poetessa tanto importante quanto dimenticata fin troppo già in vita, si caratterizza per la levità dei suoi versi, mai ridondanti, sempre sottilmente precisi e lievi, spesso in rima colta, abitati da una forte interpunzione e dal gioco armonico e frammentato. È dunque una poesia di assonanze, ironica ma immanente, consunta ma straniante; insomma una poesia che rischia se stessa per vincere – apparentemente – sulla vita, o quantomeno sul pensiero della vita.

11) Laura Liberale – La disponibilità della nostra carne (Oèdipus, 2017)

Nella poesia di Laura Liberale c’è una giusta commistione tra antichi saperi occidentali e orientali. E nei suoi versi c’è tutta la sagacia visiva ed evocativa della poesia passionale, ma anche di quella velatamente mistica, che però nella Liberale aumenta di peso invettivo come anche evocativo, quasi a voler creare uno straniamento tra immagine e pause ritmiche, tra pensiero e forma abitata dalla morte. Una vera limatura in versi che coinvolge il lettore fino a smuoverlo dentro, fino dunque a commuoverlo.

 


 

Antonio Bux è un poeta, scrittore, traduttore e critico letterario. Dirige il blog Disgrafie

 

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