S.O.L.O. – 10 domande a Sugar For Your Lips

Tornando a parlare di piccole realtà in via di affermazione in Italia, oggi abbiamo deciso di fare dieci domande a Sugar For Your Lips. Band calabrese dalle sonorità alt rock nata nel 2011, ha pubblicato un EP (Be Sweet) ed è in procinto di pubblicare il primo album in studio. 



Iniziamo in maniera “atipica”, specie se rapportiamo questa intervista alle altre presenti nella sezione musicale. Il vostro intento è – si legge – “trasmettere emozioni e idee attraverso la propria musica”. La vostra musica è, dunque pedagogica? O, semplicemente, maieutica?

Innanzitutto ringraziamo la redazione per l’opportunità donataci di poter parlare del nostro progetto e di ciò che significa per noi fare musica.
Non definiamo la nostra musica pedagogica, evitiamo di proclamarci professatori di una verità assoluta da trasmettere al nostro pubblico. Al contrario, anzi, i nostri brani danno l’occasione all’ascoltatore di potersi porre domande, e di arrivare da solo alla conclusione finale, propria e soggettiva. Maieutica è sicuramente l’aggettivo migliore, in quanto le nostre tematiche sono incentrate sulla conoscenza di se stessi e sul comprendere il ruolo che ognuno di noi svolge in relazione a se stesso e agli altri.

Qual è il ragionamento che c’è dietro la scrittura di una canzone? Chi scrive si annulla, al fine di dover trasmettere se stesso, o si proietta essenzialmente nelle parole?

I nostri brani esprimono il nostro punto di vista soggettivo, è impensabile scrivere una canzone senza buttarci dentro una parte di te stesso. Le parole sono lo strumento utilizzato per comunicare stati d’animo e sensazioni e vanno sapute usare con diligenza.

Torniamo su lidi più esplorati. Il vostro nome, Sugar For Your Lips, ha un qualche tipo di ispirazione artistica?

Parlare di ispirazione artistica per la scelta del nome non è esatto. La scelta è stata presa volendo coniugare all’interno di un nome un tocco di provocazione (siamo tutti amanti del “politically incorrect”) con un po’ di romanticismo, sentimento imprescindibile nella composizione di brani.

Il cambiamento sostanziale della line up dal 2014 (Riccardo Monaco, Antonio Belmonte, Carlo Bilotta, Domenico Bellizzi) al 2017 (Antonio Belmonte, Vincenzo Maria Campolongo, Massimiliano Padovan, Domenico Bellizzi), ha determinato un differente processo d’intenti, o tutto è proceduto secondo linearità?

Il cambiamento è stato radicale. In primis, ciò che più ci ha dato modo di cambiare musicalmente è stata la scelta della lingua; passare dall’inglese all’italiano ci ha dato modo di esprimere al meglio i messaggi che abbiamo intenzione di mandare. In secondo luogo la tecnica compositiva dei brani è mutata in maniera altrettanto radicale, la partecipazione attiva di tutti i membri (ognuno con influenze differenti) sotto tutti gli aspetti di ogni brano (testo, musica e arrangiamenti) è ciò che ci da la possibilità di differenziarci dal solito alt rock e poter svariare senza particolari vincoli.

Il genere in cui vi identificate è l’alternative rock. Spesso, è tendenza musicale di svariate band di questo genere, si è soliti associare qualcos’altro. Non vi sembra restrittivo rientrare nel solo “alternative rock”? Ad oggi, ridefinireste il vostro genere ampliando i caratteri della vostra musica?

Come già accennato prima, il termine alt rock ci calza un po’ stretto. E’ difficile etichettare un genere come il nostro, viste le svariate influenze che ognuno di noi si porta dietro, che ci permettono (appunto per la loro natura variegata) di poter sperimentare nuove sonorità. Ridefiniremo il nostro genere quando, dopo svariate sperimentazioni, troveremo ciò che ci definisce maggiormente.

Parliamo adesso di “Be Sweet”, il vostro primo EP pubblicato nel 2013. Cinque tracce scorrevoli, belle all’ascolto e con un meraviglioso background musicale. In un primo ascolto mi avete ricordato i Foo Fighters, che citate, tra l’altro, come una delle vostre ispirazioni. Cosa ne pensate?

Parliamo di un lavoro svoltosi anni or sono, con la vecchia formazione e con diversi metodi compositivi. Sonorità caratteristiche di band come i Foo Fighters erano (e sono tutt’ora) molto importanti, trattandosi di una delle band che rientra nel background e negli “mp3” di tutti noi. Pensiamo che Dave Ghrol sia una delle personalità musicali (e non) più influenti degli ultimi decenni (inoltre è un gran figo).
Come già detto, è cambiato molto da allora, anche se siamo molto soddisfatti del lavoro.

Tra i baluardi della vostra ispirazione c’è anche Caparezza, e dunque la domanda è d’obbligo. Caparezza crede nella commistione di generi (il famoso riso, patate e cozze) che normalmente non starebbero bene insieme. Qual è la vostra posizione a riguardo?

Siamo consapevoli del fatto che bisogna in qualche modo definirsi in un macro genere, come può essere l’alt rock. Nonostante ciò non vogliamo precluderci l’opportunità di creare qualcosa di nuovo e non necessariamente definito in una cosa così ristrettiva (e spesso limitativa) come un genere musicale.

Parliamo adesso di S.O.L.O. (singolo estratto nel 2018), splendido elogio alla scrittura vista come φαρμακός. La scrittura, quindi (o più in generale l’arte) ha sempre bisogno di una condizione di sofferenza per poter essere al meglio espressa?

No, la sofferenza non è una condizione essenziale per comporre musica.
La differenza sta negli intenti, ovvero nel comporre musica con il fine di alleviare la sofferenza, appunto come un farmaco. Questo è essenzialmente lo scopo di un brano come S.O.L.O. nato dalla necessità di riversare su di un foglio la confusione per poi trasformarla in coraggio.

L’uscita del vostro nuovo album dovrebbe essere imminente. Compiamo dunque il processo opposto, non facciamo discorsi e recensioni dopo l’uscita ma parliamo di aspettative e di giudizio del proprio lavoro. Tutto ciò che vi viene in mente di dire sul nuovo album.

Le aspettative sono alte nonostante restiamo con i piedi per terra. Stiamo lavorando sodo, e notiamo con molto orgoglio che man mano stiamo acquisendo la maturità musicale che ci siamo prefissati di raggiungere. La strada è ancora molto lunga e sicuramente piena di difficoltà, ma l’affrontiamo con lo spirito e la grinta di chi crede in quello che fa (non vogliamo “spoilerare” ancora niente sui progetti futuri).

Leggevo, sulla vostra pagina Facebook, che avete ottenuto dei premi e che il vostro pezzo, S.O.L.O., è stato passato anche in radio. Quali sono le sensazioni che derivano dal contatto così diretto col pubblico?

Sentire il nostro pezzo in radio è senz’ombra di dubbio una grande soddisfazione. Anche le persone che ci supportano hanno dimostrato molto calore nei nostri confronti, e di questo ne siamo felici.
Il contatto col pubblico è un aspetto fondamentale nella vita di un musicista e di un artista in senso lato, che si manifesta (nel caso dei musicisti) sopratutto attraverso i live show, esperienze che riescono sempre a darci nuove emozioni e che viviamo con la massima serietà e serenità.
Ringraziamo ancora la redazione tutta per l’opportunità, speriamo di essere stati esaustivi.


Potete trovare tutte le informazioni dei Sugar For Your Lips sulla loro pagina Facebook.
EP “Be Sweet” è disponibile cliccando qui, mentre cliccando su questo link potrete ascoltare il singolo S.O.L.O.


di Bruno Santini
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