Arcimboldo: dalle Stagioni al Vertumno, analisi sul pittore manierista

Tralasciando momentaneamente l’approfondimento delle realtà emergenti del nostro territorio, oggi il nostro sguardo volge al passato, alla base dell’odierno stile e a nuclei storici di rilevante importanza. Attraverso una biografia e l’analisi di alcune sue opere, approfondiremo la figura di Giuseppe Arcimboldo.


Giuseppe Arcimboldo, noto pittore manierista, nasce a Milano nel 1527 nella famiglia che appartiene al patriziato cittadino degli Arcimboldi, che annoverava fra i suoi membri Giovanni, Angelo e Guido, tutti e tre arcivescovi di Milano. Arcimboldo si formò con il padre Biagio, pittore del Duomo di Milano dal 1549. Per il Duomo Arcimboldo eseguì, entro il 1558, i disegni di alcune vetrate e, nello stesso anno, per il Duomo di Como, disegnò il cartone per l’arazzo con il Transito di Maria. Alla stessa epoca risale l’affresco con l’Albero di Jasse al Duomo di Monza, mentre nel 1562 egli fu chiamato a Praga alla corte imperiale di Ferdinando I come ritrattista, in sostituzione dell’ormai anziano Jacob Seisengger. Al 1563 risale la prima serie delle stagioni, di cui fanno parte l’Estate e l’Inverno oggi a Vienna. Arcimboldo mantenne la carica di ritrattista anche sotto i regni dei successori di Ferdinando, Massimiliano II e Rodolfo II. Nel 1566 è datata la rappresentazione dei quattro elementi, dei quali l’Acqua e il Fuoco si conservano a Vienna, mentre nello stesso anno il pittore rientra in Italia ed è probabile che in quest’occasione fornisca i disegni per alcune stampe di soggetto illusionista allo stampatore veneziano Francesco Camocio. Per Massimiliano II svolse anche l’attività di scenografo, come ideatore di apparati scenici e di costumi. Musico e poeta Arcimboldo nel 1570 a Praga prepara la scenografia di un torneo organizzato per le nozze tra Elisabetta, figlia di Massimiliano II, e il re di Francia Carlo.

L’anno seguente, a Vienna, realizza gli apparati decorativi per la celebrazione delle nozze tra Carlo, arciduca d’Austria, e Maria di Baviera. Nel 1577 eseguì una nuova serie di Stagioni per Rodolfo II che lo incaricò inoltre di recarsi a Baviera per arricchire la sua collezione di antichità e meraviglie. Nel 1587, pur rimanendo in ottimi rapporti con l’imperatore, al quale inviò nel 1591 il bellissimo ritratto in veste di Vertummo, Arcimboldo fece ritorno a Milano ormai sessantenne. Il ritratto piacque talmente tanto a Rodolfo II che il pittore fu nominato nel 1592 Conte Platino, un solo anno prima della sua morte avvenuta a Milano l’11 luglio 1593. Durante la sua vita artistica realizzò disegni di stemmi e cartoni per tappezzerie a vetrate, ma diventò famoso grazie alle sue fantasiose creazioni insolite. Le sue opere più celebri sono infatti le otto tavole di contenute dimensioni raffiguranti, in forma di ritratto allegorico, le quattro stagioni e i quattro elementi della cosmologia aristotelica.

La Primavera, (1573) olio su tavola. I vari elementi prendono forma umana per visualizzare il dominio della casa d Austria sull’universo e sul tempo,nella persona del sovrano,adombrato nei profili dei ritratti. La Primavera, insieme all Autunno, guarda verso sinistra è mostrata nel pieno della giovinezza, con un viso traboccante di fiori, l’Estate come l’Adolescenza, l’Autunno come una persona anziana e barbuta, l’Inverno come un vecchio con una barba rada e incolta. Nella Primavera è stata notata una preminenza dell’iris sul seno, l’orecchio costituito da un’aquilegia e il giglio che le spicca sulla sommità della nuca, tutti fiori con una chiara valenza simbolica nella cultura figurativa d’oltralpe, cui Arcimboldo sembra aver guardato.

Giuseppe_Arcimboldo_-_Spring_1573

L’Estate, (1563) olio su tavola. Attualmente il dipinto e conservato al Louvre di Parigi, ma non si tratta dell originale bensì di una seconda copia datata 1573. Questo quadro, come gli altri tre, fu realizzato dal pittore secondo la sua famosa tecnica di composizione: utilizzando frutti, verdure, piante e ortaggi caratteristici dell’estate. Questo è l’unico dipinto della serie delle Stagioni ad essere firmato dal pittore. Come si nota la donna mostra la parte destra del volto, infatti le serie erano immaginate a coppie che si guardavano: Inverno e Autunno, Estate e Primavera. Il volto è composto da ciliegie, da una pesca, da un cetriolo, da una melanzana e da spighe di grano, quest’ultime sono utilizzate anche per comporre l’abito.

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L’Autunno, (1573) olio su tavola. L’Autunno è rappresentato come un uomo dai lineamenti grossolani, poco gentili; come la Primavera, egli guarda verso sinistra. Il collo, formato da due pere e da alcuni ortaggi, spunta da un tino parzialmente distrutto mentre le doghe di legno che lo formano sono tenute da legate tramite dei rami di salice. La faccia è formata da pere e mele, visibili in particolare sulla guancia e per il naso; il mento è un melograno, mentre l’orecchio un fungo, regge un pendente a forma di fico. Le labbra e la bocca sono formate dal riccio della castagna mentre la peluria del viso è resa tramite del grano. La capigliatura è composta esclusivamente da uva e viti, alla cui sommità si trova una zucca, contraltare del giglio della Primavera. L’Autunno racchiude qualcosa di aspro, nel riccio pungente che gli fa da bocca, nella pupilla piccola che nasconde una bocca o il naso dalla pera, il tutto riunito in un aspetto mostruoso che però non suscita orrore, ma una sorta di divertita meraviglia. Maschera la realtà ed una stagione diventa simbolo del tempo.

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L’Inverno, (1563) olio su tavola. L’Inverno è attualmente esposto al Louvre di Parigi. Rappresenta il volto d’un anziano composto di rami, foglie, frutti, pezzi di alberi. La pelle del volto è un tronco nodoso ed in parte marcio, con pezzi di corteccia al posto delle rughe, rotte e rovinate. La barba è composta da qualche piccolo ramo spoglio e senza foglie. L’occhio, che sembra una fessura piccola come se la persona cercasse di mettere a fuoco qualcosa, è una spaccatura del legno, la bocca è composta da due funghi. I capelli sono foglie e rami spezzati e radi. I colori sono tetri e scuri, la natura riposa in Inverno e si mostra all’occhio umano in una fase morente. La veste dell’uomo è una stuoia e al petto dell’uomo è attaccato un ramo di cui penzolano due frutti: un limone e un’arancia. È da notare che malgrado l’opinione corrente, che ritiene il quadro una rappresentazione grottesca dell’inverno e della vecchiaia, in realtà, quando il quadro fu realizzato, l’inverno era considerata la stagione più importante e in questa rappresentazione la sua forza visiva assume un’impostazione originale ed unica.

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Vertumno, (1591) olio su tavola. Il culmine dell’immaginazione nella rappresentazione delle Stagioni e degli Elementi si trova nel ritratto di Rodolfo II, in veste di Vertumno, dio delle stagioni. Il dipinto compendia dunque l’allegoria delle prime metamorfosi di Arcimboldo in un’unica immagine, in cui si scorgono i frutti e i fiori di ogni stagione. La fioritura e maturazione simultanea dei frutti della terra alludono all’Età dell’Oro del regno di Rodolfo, allusione ed un’eterna primavera, segno d’una propaganda imperiale. Giunto a Praga nel 1562, Arcimboldo rimase al servizio di tre imperatori della casa asburgica, svolgendo le mansioni più varie e dando vita a quel particolare linguaggio allegorico celebrativo del casato, basato sul sistema delle corrispondenze tra microcosmo e macrocosmo. Il Vertumno trova riscontro letterario in un poemetto del Comanini.

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Il bibliotecario, (1566) olio su tavola. Attualmente conservato a Stoccolma, nel museo castello di Skokosters. Questo ritratto, che compone la fisionomia d’un bibliotecario con la sistemazione dei libri, appartiene alle opere fantastiche che contraddistinguono la produzione artistica di Arcimboldo. La composizione è raffinata e molto originale. Osservando il protagonista che il vestito è una tenda, l’orecchio e le dita sono evocati dai nastri della rilegatura; la bocca e il naso sono invece i dorsi d’un libro e così via. Il quadro così dipinto e strutturato permette della personalissima analisi che uno spettatore è in grado di fare partendo dai dettagli. Osservare, intuire, rimanere sospesi in un dettaglio, ricostruire il volto dell’analisi dai suoi pezzi, seguire la magica intuizione del pittore.

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Il Cuoco, (1570) olio su tavola. Il dipinto raffigura una natura morta di carni arrosto, reversibile in figura antropomorfa, ed è conservato a Stoccolma. Il quadro mostra una figura umana per pareidolia. Il Cuoco si presenta con il suo ghigno costruito e il suo cappello di latta (il piotto). Orna il cappello una spilla gialla (il limone) e un mazzetto di piume verdi (foglie di quercia). Il volto sdentato è composto di una testa di maiale, un maialino ed un polletto, la coda del maialino diventa per il cuoco un piccolo ciuffetto che sfugge dal cappello.

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Ortaggi in una ciotola o l’Ortolano, (1590) olio su tavola. Il dipinto fa parte dei quadri reversibili, in questo caso una ciotola contenente ortaggi se viene girato mostra il volto dell’ortolano che prende la forma di una testa con la ciotola che assume l’aspetto di copricapo. La composizione degli ortaggi, sistemati in un determinato modo, riprendono la fisionomia di capelli, naso, bocca e zigomi dal volto del rubicondo ortolano

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di Antonietta Di Rosa
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