Sognando di urlare – un’opera e quattro domande a Marco Scarpati

Dall’analisi più concreta di forme e contenuti che appartengono al background artistico italiano, oggi, nella sezione di arti figurative di Nefele, torniamo a volgere lo sguardo a quelle entità del panorama artistico contemporaneo. In particolar modo all’oreficeria, attraverso quattro domande – e un’opera – a Marco Scarpati.

N.B: Per comodità abbiamo scelto di utilizzare A.R. e M.S., al posto di riportare, a ogni domanda e risposta, i nostri nomi per esteso.


A.R: Per iniziare, mi sembra doveroso chiederti da dove nasce la tua passione per l’oreficeria.

M.S: La mia passione per l’oreficeria ha origini piuttosto recenti, non ho frequentato istituti d’arte nè bazzicato ambienti inerenti a ciò che faccio, sono un metalmeccanico con tanta fantasia e, spero, buone mani. Sono stato iniziato all’arte dalla mia maestra Claudia Porfidia che mi ha insegnato le basi e poi ho continuato da solo, sperimentando e sbagliando. Questo rappresenta un po’ la mia forza ma in parte anche la mia debolezza. Sono fiero delle mie opere ma so di aver ancora molta strada da fare. C’è sempre modo di migliorare.

A.R: Che approccio consiglieresti di tenere nei riguardi delle tue opere? Qual è la loro chiave di lettura?

M.S: Il modo migliore per approcciare le mie opere è semplice: aspettarsi l’inaspettato. Non creo niente di classico se non su richiesta specifica, e anche in quel caso ci aggiungo del mio. Non per posa o per ostentazione ma semplicemente perché non avendo basi canoniche, quando chiudo gli occhi per immaginare un gioiello spesso il risultato è insolito e, spesso, anche piacevole.

A.R: Se potessi avere la possibilità di intraprendere un viaggio di diligenza, di studio, con un artista, chi sceglieresti?

M.S: Visto appunto il mio background non ho mai sviluppato ammirazione per un artista in particolare, diciamo che mi guardo molto attorno e mi rendo spesso conto che di artisti da cui poter imparare è pieno il mondo. Se dovessi intraprendere un viaggio didattico per migliorare la tecnica diciamo che non dovrei andare molto lontano visto che l’Italia è uno dei paesi dive quest’arte si esprime al meglio.

A.R: Come prendono forma le tue opere? Che tecniche usi?

M.S: Io sono un pessimo disegnatore, pertanto non disegno. Gli “schizzi” delle mie creazioni sono tutte nella mia mente e se ho bisogno di qualcosa di più preciso utilizzo varie references come foto o illustrazioni in tema. Lavoro prevalentemente con la tecnica della fusione a cera persa, soprattutto per le opere più figurative e modello i soggetti in cera o pasta epossidica (e qui i maestri orafi inorridiranno, probabilmente…). Per i soggetti più classici utilizzo tecniche più classiche invece, lavorando e saldando direttamente il metallo, che, nel mio caso, è rappresentato prevalentemente da bronzo, argento o oro, spesso abbinati per creare interessanti contrasti cromatici o per meglio rappresentare le caratteristiche di un soggetto, come ad esempio l’utilizzo del bronzo rosa o dell’oro rosa per le mani, anche se non è una regola.


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SOGNANDO DI URLARE – di Marco Scarpati

Nasce da un sogno, come molte delle mie creazioni. Rappresenta quella sensazione di impotenza e di ineluttabilità che si prova di fronte a qualcuno che urla sempre più forte all’interno del proprio sogno oppure quando siamo noi stessi ad urlare, senza sapere il perché, cosa che ci fa sentire incatenati, impossibilitati a fare alcunché.


di Antonietta Di Rosa
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