Osvaldo Frasari – La parola nota a tutti gli uomini

Oggi ospiteremo un uomo dal ritratto un po’ particolare, insegnante di liceo ma prima d’ogni cosa scrittore, Osvaldo Frasari, che abbiamo incontrato per voi dal vivo per parlare – nel particolare – del suo ultimo libro, in uscita quest’anno, “La parola nota a tutti gli uomini”; un libro che, come ha avuto modo di sottolineare lui stesso, ha come argomento principale la ricerca costante e individuale di quello che c’è all’interno dei rapporti umani. Dopo l’intervista seguono un paio di estratti dallo stesso libro che vi introdurranno nel mondo da lui narrato e descritto. Detto questo, posso solo augurarvi una buona lettura.


 

“La ricerca quindi è solitudine?”
“Sì.”

Entro nel locale pieno di gente, incontro Osvaldo e una ragazza seduta al suo tavolo. Osvaldo mi invita subito a sedere e mi chiede se voglio un bicchiere di vino. Ringrazio, ma rifiuto: ho già bevuto una birra prima di venire ed ho paura di non riuscire ad ascoltare quel che ha da dire. Finite le presentazioni, il “Ciao, tutto bene?”, iniziamo a parlare del libro.

La prima domanda che mi viene da fargli riguarda la “Terra dei fuochi”, la terra campana, così chiamata per la quantità di rifiuti radioattivi che sono stati interrati nelle zone che vanno da Napoli a Caserta e che fanno male a tanti di noi. La “Terra dei fuochi”, gli chiedo, viene menzionata quasi di sfuggita, e solo per dire che per molti è una scusa utilizzata contro la voglia di cambiamento. Come mai allora questo riferimento così vago e particolare?
Come per tanti che vivono su questo territorio, anche per me, la questione terra dei fuochi rappresenta bene l’esempio di abulia nei confronti di un cambiamento profondo che riguarda la nostra coscienza; tanto più se si pensa che l’argomento ha a che fare direttamente con la nostra salute, ma questa inazione non va individuata tanto nell’omertà o in una presunta indole territoriale, è per questo che ho precisato, menzionando solo di sfuggita l’argomento (che non è il vero argomento), ma per spostare il focus su un atteggiamento di superficialità generale. Leggere di più e leggere libri impegnativi per me equivale ad acquisire un senso critico ed ad affinare lo sguardo sul mondo, senza questi strumenti continueremo a fregarcene di tutto, anche del fatto che moriamo a causa dei roghi tossici. La cultura ha una vera responsabilità in questo, è lo strumento attraverso il quale si può risvegliare la coscienza e se non avviene ciò allora non si farà altro che ripetere come pappagalli che il nostro territorio è martoriato dalla camorra e così via, credendo che questo mantra ripetuto, questa quotidiana e innocua lamentela, possa già bastare a salvarci; non è così, non ci salva, ci crea soltanto l’illusione di non farne parte, invece restiamo complici, invece ci siamo dentro fino al collo.

Dopo la sua lunga risposta torniamo a parlare dell’argomento centrale del libro: le relazioni umane. I rapporti intesi come ricerca, come continuo scoprire e scoprirsi. “Quando pensiamo di aver scoperto come funziona una relazione” dice Osvaldo “qualcosa di nuovo ci smentisce”. Non è un argomento, quello delle relazioni, di cui si sente parlare poco in questi tempi. Ci viene presentato l’amore in tutti i tipi di salse, ma solo per rassicurarci, dirci che andrà tutto bene. Osvaldo dice di voler fare altro: “In questo libro ho potuto trattare l’argomento in modo sincero, perché molte delle esperienze che racconto valide come esempi le ho fatte personalmente. Questo libro non è rassicurante, pone il lettore in una posizione scomoda poiché lo spinge a interrogarsi, a riflettere sulla propria idea circa le relazioni e spesso potrebbe provare smarrimento e senso di insicurezza; gran parte delle relazioni sono piene di contraddizioni, di zone d’ombra, pregne di striscianti egoismi e non tutte finiscono bene, in questo romanzo si fa i conti anche con questo.”

A chi è indirizzato allora questo libro? “Innanzi tutto è un libro che affronta la vita, per questo è indirizzato a chi considera i libri come strumenti di conoscenza del mondo e di se stessi. Alle domande che genere è, o di che parla? Faccio sempre molta fatica a rispondere perché reputo questo romanzo un lavoro complesso che elude certe finzioni narrative nelle quali ormai siamo così abituati a consolarci. Forse è un romanzo esistenziale. Forse parla dei rapporti umani e del significato di questa nostra perenne ricerca dell’interazione con l’altro, dell’empatia. Forse gli adolescenti potrebbero trovare interessanti alcuni passaggi di questo romanzo, mentre altri potrebbero essere più adeguati agli adulti, ma non penso si possa individuare un target preciso in termini di età o di qualsiasi altra connotazione, forse è un libro indirizzato a chi sa mettersi ancora in gioco, a chi riesce ad attuare degli spostamenti per cercare di scoprire ancora qualcosa del mondo, a chi ha un po’ di coraggio.”

Continuando sulla stessa linea d’onda, ad un certo punto, mentre sta ancora parlando, gli faccio una domanda:
“Nel tuo libro ti riferisci sempre ad un interlocutore che sembra avere i tratti di una persona più metafisica che fisica (l’amore ideale, diciamo). Come mai?”
“L’interlocutore è la parola. Tu hai detto amore ideale, altri potrebbero dire ricerca e questo basterebbe a farci discutere per ore sull’ancora irrisolto caso filologico che riguarda questa citazione dell’Ulisse di Joyce; lì ci si chiede per tre volte: “qual è quella parola nota a tutti gli uomini?”. Io l’ho interrogata e questo è servito a far scaturire tutta la narrazione, a parlare di me per fornire esempi e vicissitudini che riguardano chiunque, a parlare delle moltissime contraddizioni che ci sono intorno a quest’amore ideale o in generale intorno a molte idee che ci siamo fatti dell’amore, di come dovrebbe essere e di come è poi in realtà o in cosa si può ancora trasformare.”

La parola nota a tutti gli uomini. È questo il nome del suo ultimo romanzo, ma Osvaldo Frasari ne ha scritti altri prima di questo: Senza peso (2009), Domina in Somnia (2016).
Dal suo parlare si capisce che assegna un valore particolare al suo scritto, una testimonianza che rappresenta una ricerca, forse, senza risultati certi: il valore di una relazione. Allora, a questo punto viene da fargli un’altra domanda:
“Che ruolo assegni alla letteratura, e quale ruolo assegni al libro che hai scritto e quelli che hai scritto in precedenza?”
“In questi anni ho maturato la consapevolezza che con il termine “letteratura” si può far riferimento ad un’infinità di cose; non nego che certe volte ho reagito con sorpresa o incredulità di fronte ad un’idea banalizzata di essa, se non addirittura umiliata, quando se ne parla, ad esempio, come di un qualsiasi altro contenitore di spazzatura consumistica, rigorosamente suddivisa in generi e spacciata nei grandi stores per promuovere un piattume massificato che ormai detta la norma. Io continuo a pensare invece che la letteratura sia un campo di ricerca continua, un luogo nel quale si attuano cambiamenti profondi e dal quale si può uscire diversi, anche se feriti, ma splendidi, ricolmi di nuova luce. La letteratura può ancora oggi rappresentare uno spazio di indagine viva dentro la complessità dell’esistenza e del modo che ha l’uomo di stare al mondo e di muovere le proprie mosse con consapevolezza, di prendere l’iniziativa di fronte alle sfide della conoscenza; la letteratura per me è lo strumento col quale l’uomo può mettere in pratica le sue abilità più grandi: scoprire, capire, creare.
In quest’ottica io considero i miei lavori come dei tentativi di avvicinare l’altro attraverso un’interazione onesta; con la stessa energia con la quale metto alla prova me stesso nelle intense e spesso scomode sessione di scrittura io rivolgo ai miei lettori un invito di partecipazione attiva. Cerco l’esperienza totale dentro la scrittura e cerco di costruirla per chi ha voglia di intraprendere lo stesso viaggio, con tutti i rischi possibili. Scrittore e lettore per me sono sulla stessa lastra di ghiaccio che sta per cedere. Voglio condividere le vertigini.”

“Scrivo libri che pretendono attenzione. Anche i miei lavori precedenti hanno questa caratteristica; non mi interessa la letteratura consolatoria ed edificante, quella che ammicca al lettore e lo compiace senza fargli produrre il minimo spostamento, senza insinuare qualche piccolo dubbio nel castello di sabbia che ognuno fa delle proprie certezze. La vita non è una culla sicura, non vedo perché dovrebbe esserlo la letteratura, tanto più se ho il sospetto che è proprio grazie ad essa che ci viene data la possibilità di imparare ad affrontare le difficoltà. Non mi interessa l’intrattenimento, la parola intrattenere è orribile, io non voglio essere trattenuto e non mi va di trattenere, semmai provare a liberare. Leggo libri che mi mettono sempre alla prova, da Dostoevskij a Kafka, e ne esco spesso ferito ma sempre pieno di stupore per il mondo e per l’umanità, come potrei mettermi a scrivere robetta?”

Un’ultima considerazione che ho da fargli riguarda la presenza dell’arte, soprattutto pittorica, all’interno delle pieghe del suo romanzo. Con una domanda gli chiedo un po’ di parlarmene:
“L’arte è un vettore di ricerca fondamentale in questo romanzo. Attraverso essa si rinnova il nostro senso dello stupore, ci si riscopre nudi, inermi e questo ci spinge alla scoperta. La meraviglia è la strada più semplice per la conoscenza e l’allenamento migliore per la nostra curiosità umana.”

A questo punto divaghiamo un po’. Nella nostra conversazione entrano la sua scuola, il suo lavoro: Osvaldo è un professore in un istituto tecnico e mi racconta la sua esperienza.
Allora mi viene spontanea una domanda: “Leggeresti mai i tuoi libri in classe?” Questa è la risposta:
“No. Non tutti i libri sono adatti all’ambiente scolastico. La parola nota a tutti gli uomini è un romanzo indomito, il contesto scolastico cercherebbe di ridurlo a qualcosa di rassicurante e il romanzo non potrebbe prestarsi a questa castrazione. Questo libro brucia tra le mani. Va letto a casa, in un parco, senza tante formalità intorno, in piena libertà, sulla spiaggia magari, da soli.”

Il nostro discorso continua, ritorniamo a parlare del suo libro. Ma si sta facendo tardi, e presto è tempo di andare. Lui e la ragazza al suo fianco di alzano dal tavolo, io li seguo. Li saluto e me ne vado.

Parlare con Osvaldo è stato molto interessante. Ha un modo di parlare che sembra voler catturare l’attenzione di chi sta ascoltando, gli argomenti che toccavamo lo infervoravano e stava molto tempo a discuterne sopra. Tornato da quel locale, devo dire che l’incontro avuto con lui non è stato per niente male, anzi, mi ha fatto contento perché mi ha mostrato un altro uomo che fa qualcosa per distinguersi dall’intera massa di radioamatori che vivono con in mezzo a noi.


da: La parola nota a tutti gli uomini

«Respiro profondamente tutta l’aria. Mi consolo all’idea che almeno una piccolissima parte di te mi stia entrando dentro, nei polmoni, abbastanza vicino al cuore da farmi tremare e infinitamente lontano dagli occhi da lasciarmi immaginarti.
Che scrivo di te, a te».

“Sempre spietata; ti sei nascosta nei grumi di carne e nei grandi occhi che tormentavano Schiele, tra i drappi addormentati di Marshennikov, nelle forme affusolate che ammaliavano Modì, nell’eccentrico abbandono delle signore di Boldini, tra le ombre discinte e innervate di passione del Caravaggio migliore, e gli ori delle muse austere di Klimt, nel tremito sensuale che fa Liepke di una bocca, tra i grovigli trasognati sull’erba di Casorati, tra le stampe allegoriche di Mucha tutte intrise di fumo e deliri d’assenzio, nella perla umile di Vermeer e nel suo stupore sensuale.
Tu Lady Godiva, dama di Shalott, circe invidiosa, giovane cuore di Godward, Ofelia annegata nel sonno fatale a ridosso delle rive dove spuntano rose selvatiche, peccato strisciante di Von Stuck, Eva, divoratrice d’Eva!, più sfrontata e orgogliosa dei sogni di Corcos, più indulgente dell’enigma di Da Vinci.
Sempre ovunque e da nessuna parte!”

di Samuele D'Alterio con Osvaldo Frasari
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...